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vick

05 Agosto 2007, 13:41

Ieri sera in Arena è andata in scena la prima de "La traviata" per la regia di Graham Vick e le scene di Paul Brown . Una messa in scena innovativa, caratterizzata da scelte registiche trasgressive, sulle quali il pubblico ha mostrato il proprio disappunto con forti contestazioni. Un allestimento che trasferisce la storia di Violetta Valery in una ambientazione ultra-moderna tra lustrini, paillettes e strip tease maschili, che non è stato particolarmente apprezzato dal pubblico. (Qualcuno dalle gradinate ha anche urlato: "è una vergogna!"). Una messa in scena trasposta nel tempo e ricca di simbologie (queste ultime a dire il vero, di facile decodificazione): l’enorme bambola nuda, simbolo della mercificazione del corpo femminile; la traviata presentata come  una bionda diva Holliwodiana imparruccata, sempre sotto i riflettori, costantemente osservata e spiata da un pubblico di uomini in frac (trattasi dei coristi, che ad un certo punto indossano un esilarante cappuccio da Teletubbies, che immagino serva a rivelarne lo spirito gretto e superficiale).  E ancora la scena in stile casinò animata  da ballerini  vestiti alla Tony Manero, fastoso carrozzone kitsch simboleggiante la decadenza di una società priva di attenzione alla dignità della persona, fondata sull’ipocrisia e sull’esteriorità. Si tratta di una lettura personale dell’opera. Può piacere o meno. Anche se mi vien da dire che al di là del fastoso carrozzone, del turbinio di strass e di colori accecanti che sottolinea a più riprese (fino quasi al pleonasmo) l’immagine del vizio e della corruzione, poco sarebbe rimasto della dimensione intima e privata della storia familiare che vede protagonisti Violetta, Alfredo e papà Germont, se i bravissimi cantanti non avessero provveduto a smuovere le corde emozionali (e non sono le chiavi critiche) del pubblico, col solo sostegno della propria voce e sensibilità artistica.

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