Condurre una serata di cori natalizi nella ridente Valpolicella ha il suo perché.
Prima di iniziare, essere subissati da richieste di cambio programma da parte dei rappresentanti dei vari cori: e son cambiate le canzoni, ecco il foglio, e mi raccomando dì anche questo, e capire che per tutta la serata ti toccherà andare a braccio.
Salire sul palco di fronte a una platea di vecchietti, bambinetti, suore, parroci e giovani di belle speranze della nostra provincia veronese. Di fronte a tale platea, sentire la tentazione di tirar fuori la cadenza greve della bassa, per accordarsi allo spirito locale e vincere la diffidenza del pubblico.
Provare un gran gusto a pronunciare frasi del tipo "buon divertimento", "seguirà rinfresco", "grazie di essere intervenuti", "prego l’assessore alla cultura di raggiungermi sul palco". Trovarsi di fronte a personaggi di spicco dell’entourage concertistico veronese. Tra di essi, notare la coppia di gemelle attempate, armate di tacco 12, camicetta tutta pizzi e spacco inguinale sulle gambe che un tempo erano belle, con papà al seguito che dirige il coro e che prima dell’attacco si avvicina barcollando a una delle due e la ammonisce dicendo: "sonela un tono soto, seto? e alsa la pianola che non se sente ‘ente!". Si, papà g’ho za fato tuto. CONTINUA »







