Sono tre giorni che almeno cinque troupe televisive scorrazzano per le strade di Montecchia di Crosara. Fastidiosi come le mosche, bipedi dotati di microfoni e videocamere cercano di estorcere a tutti commenti circa il regime di semi libertà ottenuto da Pietro Maso. A vederli in tv durante le dirette da Novi Ligure, Cogne, Erba o Garlasco puoi immaginare, ma solo quando li hai appostati sotto casa ti rendi conto di quanto sia viscido il sistema mediatico votato all’infotainment.
Evito accuratamente di leggere i giornali e guardare la TV in questi giorni, onde evitare di incappare in qualche dichiarazione forcaiola in itagliano stentato (o in dialetto) da parte di qualche sprovveduto concittadino, oppure uno dei soliti pipponi del luminare di turno.
Ma sono rimasto il solo a pensare che dopo tutti questi anni la questione riguardi, solo ed esclusivamente, Pietro e le sue due sorelle? Una questione familiare da trattare nella riservatezza delle mura domestiche, non in diretta nazionale.
Perchè, checchè ne dicano i professoroni sociologi e/o psicologi, tuttologi esperti a vario titolo, intervenuti sull’argomento, il nostro piccolo paese famoso più per il duplice omicidio che per la produzione del Recioto e il Soave Classico in cui eccelle, deve fare i conti con la peggior crisi industriale dal dopoguerra e una penuria di stimoli culturali senza pari. Il lassismo del sistema giudiziario, per citare un noto maîtres à penser padano, è l’ultimo dei problemi per quella specie di quartiere dormitorio che è diventato Montecchia di Crosara.
E questo i signori operatori dell’informazione proprio non se lo riescono a ficcare in testa. Anzi, errata corrige, lo sanno bene solo che non ne parlano perchè non fa notizia.






