Telefonata.
- papà, come è finita ieri la partita Italia - Nuova Zelanda?
- (in sottofondo giungono suoni da stadio di rugby) ahhh, cosa vuoi… 76 a 14… ci hanno stracciati
- mhhh beh ce lo aspettavamo
- eh si… potevano essere 21 anzichè 14 perché all’ultimo minuto abbiamo fatto meta ma.. cambia poco
- eh beh, dai…
- è stata una batosta… ah, sono avvilito! (ironico)
- contiamo sulle prossime partite
- vabè che sono forti, ma avremmo dovuto esordire con una prestazione più dignitosa (serio)
- lo so
- comunque grazie, grazie… delle condoglianze, eh eh eh (divertito)
- ciao
- ciao
Mentre riattacco, lo sento che dice a qualcuno:
- era mia figlia che voleva sapere il risultato della partita…
(l’ultima sillaba della parola partita svela un pizzico di commozione e di orgoglio paterno, mentre i puntini di sospensione indicano che l’attenzione si è già spostata verso il campo di fronte, la palla ovale, e una squadra di ragazzi)
Sarà un caso, ma in questo breve scambio di battute non ho notato nessuna espressione del tipo:
ci hanno rubato una meta
erano fallosissimi
arbitro venduto
e comunque noi non facciamo pace coi francesi, tiè
scelte sbagliate dell’allenatore
i tifosi italiani contestavano Domenech, non l’inno
il fattore nervosismo
il fattore stanchezza
il grande assente, un anno dopo
troppo tecnici
poco tecnici
è che l’allenatore avversario dall’alto vedeva meglio la partita
è il problema del gioco all’italiana
non è una gara decisiva, eccheccavolo!!!
potere degli sponsor
la vera sfida è la prossima. con tre punti in più era meglio. con tre punti in meno, beh, è peggio.






