Proteste 2.0: i precari del Comune di Verona lanciano la battaglia contro il mancato rinnovo dei contratti, per effetto del decreto Brunetta, su un blog. Per la cronaca, io sono sulla stessa barca, pur non avendo a che fare col blog (che a saperlo je davo due dritte). E comunque, volendo sintetizzare al massimo la questione, è che, in questo caso, la cura Brunetta pensa sottile ed usa l’accetta: la pubblica amministrazione deve tagliare gli sprechi? Blocchiamo il rinnovo degli interinali, quelli che fanno il lavoro che i dipendenti pubblici di ruolo non riescono, possono o sanno fare. Che lo so, è assurdo, ma lo è perché la mobilità in ingresso e uscita dalla pubblica amministrazione è congelata.
E checché ne dica Brunetta non ci saranno, a parte casi eclatanti e sporadici, licenziamenti per fannullismo. Per lo stesso motivo per cui su autobus e treni i controllori ci sono saltuariamente e non in pianta stabile. Perché costa. E perché la procedura è farraginosa e presenta mille appigli per ricorsi, col rischio poi che a pagare danno sia la pa. Per non parlare del fatto che se uno è lì da vent’anni a non fare una sega, una responsabilità ce l’avrà pure qualche dirigente, no? E che fa, si autodenuncia?
Usa l’accetta perché fomenta (per caso?) una guerra tra poveri: interviene sugli interinali e/o sugli impiegati. Su dirigenti e consulenze, mani libere. E lo sapete che il governo ha abolito il tetto massimo per gli stipendi dei manager pubblici che aveva introdotto Prodi, no? Per non parlare dei colleghi di Brunetta: ai parlamentari, che vadano o meno in aula quei tre giorni la settimana, e a far che, a quelli, non li controlla nessuno.








