Ieri sera sono uscita con le mie amichette. Mi hanno portato in zona universitaria. All’Attimo.
Il bar, nei miei canoni estetici, era abbastanza orribile, eppure era pieno di gente.
Ho chiesto un Martini e me l’ha dato col lime. Ma cazzo.
Comunque. Planando sul locale con la mia biciletta ascoltando e canticchiando "Carry the Zero" dei Built to Spill mi sono accorta che fuori dal locale c’erano due signori. Uno con una camicia azzura con scritto "Aksis Security" e uno con la casacca gialla con scritto "Assistente Civico".
Questi signori non facevano sostanzialmente niente, oltre a mettermi ansia e a obbligarmi a stare su marciapiede. Marciapiede che era pieno di gente, quindi dovevo pressarmi come una sardina. Lo facevano, ovviamente, per evitare che delle macchine mi stirassero, ma io ho già una cosa che si chiama "istinto di conservazione" e sono certa che alla vista di una macchina mi sarei spostata da sola.
Mi giunge poi notizia che degli illuminati amministratori abbiamo proibito, martedì scorso, lo svolgersi della classica pattinata serale (quella che parte alle 21 dall’arsenale e che attraversa tutto il centro: orsù, l’avrete vista).
Questo perchè oramai i pattinatori erano tanti e intralciavano la strada.
Ora, come al solito, non si pensa mai perchè così tanta gente si ritrovi il martedì per pattinare (forse perchè non c’è un bel tubo da fare la sera?). Si pensa solo che dia fastidio e l’invito cortese è quello di trovarsi "un altro passatempo". Ma santa patata! Quale?
Inoltre alle Santini una signora con il costume orrendamente chiamato burkini si è vista chiedere spiegazioni sul suo costume. Ora, essendo il costume un po’ particolare la vedo quasi come una cosa normale, mentre sono totalmente scandalizzata dal fatto che ci siano mamme che hanno paura che i figli prendano spavento alla vista di una signora vestita, o che ci siano signori che chiedono piscine separate.
La settimana scorsa ho invece scritto una mail all’Assessore ai Servizi Demografici dicendogli che ero totalmente disgustata dalle sue affermazioni sull’Arena. Particamente è successo che con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza, ora sia obbligatorio presentare il permesso di soggiorno per sposarsi in comune. Quindi ad alcune coppie è stato impedito di sposarsi. E vabbè. La cosa disgustosa è che, poichè queste persone si sono ovviamente incazzate (e voi non vi sareste incazzati?), il nostro assessore abbia sostenuto che si incazzavano perchè "si sposava per interessi diversi dall’amore".
Senza contare, ovviamente, le varie imprecisioni sul caso di Piazza Dante. Ai tempi spedii un’altra mail, la quale, fortunatamente, fu pubblicata (la mail che scrissi invece al sindaco Tosi mai ottenne risposta).
Oramai non ho neanche più tempo di arrabbiarmi. Mi metto a piangere e basta.
Però qualcosa lo dovrò pur fare.
E penso che se con i miei quattro amici ubriaconi dell’università sono riuscita a organizzare quattro conferenze con Caselli, Crocetta, Travaglio e altri, bè, non vedo perchè non si possa fare lo stesso anche a Verona. Dove c’è quella mangifica sala in Biblioteca Civica che non viene mai (o quasi mai) utilizzata.
L’idea che sta fluttuando nella mia testa è semplicemente quella di invitare gente intelligente e preparata, guardare film divertenti ma seri, e parlare di integrazione, scoprire quali saranno gli effetti del pacchetto sicurezza, pensare a cosa servono concretamente i provvedimenti idioti del sindaco eccetera eccetera.
Questa è la mia mezza idea, confido che voi abbiate l’altra metà.







la cosa che mi disgusta più di tutti, della faccenda “burkini”, è come queste madri del cazzo possano dire che i loro figli siano SPAVENTATI alla vista di quel costume. Certo, io mi spavento alla vista di tette e culi che strabordano da quei centimetri di costume, o le vecchie in topless, o uomini e donne che sembrano dei toporagni, da tutte le rughe che hanno per via dell’abbronzatura estrema. Ma certo, ormai la nudità non è più un tabù, un costume da bagno coprente è semplicemente scandaloso!
Cara “verdeanita”, io sono un ragazzo di 35 anni residente prorpio in zona universitaria, e trovo sconcertante che tu non ti sia chiesta come mai 2 individui erano li quella sera a fare una cosa che a te dava fastidio perchè ovvia.
Purtroppo in “quelle sere” dove i bar tenevano aperto io stavo fermo anche 10 minuti (dico 10 minuti) perchè degli “automi” con il bicchiere in mano non si spostavano dalla strada, avrei dovuto stirarli?
Non voglio parlare del parcheggio perchè andrei avanti per 3000 pagine, ma passato lo scoglio attimo mi trovo un altro bar aperto e attendo meno della metà ma sempre un paio di minuti il tutto per entrare a CASA MIA.
Rifletti prima di rimanere sconcertata perchè a volte vigili o altri simili fanno cose che a volte con la semplice intelligenza si potrebbero fare da soli ma purtroppo questo non avviene sempre e allora vengo a rompere le “balle” anche a te che invece un pò di sana intelligenza ce l’hai.
ciao giorgio, capisco il problema. ma il mio e il tuo è esattamente lo stesso: la mancanza di cinema, attività culturali, trasporti decenti, bar che non propongano solo “lo spritz” porta esattamente a questo: agglomerati di ragazzi che se ne stanno in piedi in mezzo alla strada e parcheggi strapieni di auto.
Verdeanita,
mi sono divertita moltissimo a leggere il tuo post (riportato sulla Tribuna on line che di solito non leggo – ma così il caso volle…)
Catturare l’attenzione di un comune lettore su tematiche “civili” con quel pizzico sapiente di ironia… bravissima.
Mi sentivo in dovere di dirtelo e, virtualmente stringerti la mano.
francesca cenerelli
Da alcune settimane Repubblica sta pubblicando, a puntate, i resoconti dei viaggi a tema di Paolo Rumiz.
Sono viaggi sù e giù per la penisola italiana, dal sud al nord, con un filo conduttore che varia ogni anno : quest’anno l’argomento è “Il terremoto”.
Cosa c’entra?
Se qualcuno li leggesse (al posto della Gazzetta dello Sport o della settimana enigmistica, le pubblicazioni più lette a Verona) capirebbe che fantastico paese è questo, tutto questo paese, dal nord al sud, di come la sua umanità non sia ancora stata soffocata dall’imbecillità dilagante. E forse non ci sarebbe bisogno di organizzare incontri per capire a “cosa servono concretamente i provvedimenti idioti del sindaco eccetera eccetera”, come dici tu!
(di un sindaco leghista, aggiungo io!)
Complimenti per il post : continua ad indignarti! Loro non molleranno ma noi nemmeno!
Esatto, rabbia e disgusto sono le emozioni che si provano ad osservare la degenerazione di Verona dal punto di vista culturale e sociale.
L’allergia dei leghisti per tutto ciò che “puzza” di cultura e umanità ha aperto e sparso i liquami intolleranti della peggiore arretratezza mentale.
Mi piace la tua “mezza” idea (che somiglia tanto ad una idea intera). Se piace anche ad altri, ci si potrebbe organizzare per realizzare conferenze con “persone intelligenti”. Ma anche serate di altro genere. Per esempio cene tematiche (la cultura gastronomica di altri Paesi è scarsamente conosciuta da noi). Oltre alle proiezioni di film, si possono organizzare serate di musica e teatro e… cetera.
Si fa?
Dovevi postare questa di versione:
http://www.youtube.com/watch?v=YRlshWAUPWc&feature=related
molto più surreale…..:)
ho 25 anni e vivo e lavoro fuori verona: per i purtroppo sempre più rari weekend in cui torno a casa, a dire il vero trovo quasi sempre, con un rapido sguardo in internet, qualche serata interessante e stimolante (sottoscrivo il “divertente ma serio”, non dimentichiamo che la corazzata potemkin è una cagata pazzesca!). chessò diciamo interzona, kroen, st’estate musica nel bosco a mezzane, vari eventi singoli concerti/teatro/conferenze..i miei amici indigeni ci si lasciano trascinare pure volentieri, esausti dei soliti posti immeritatamente premiati dai ggiovani veronesi, e dei loro prezzi.
l’offerta c’è, direi, ma..solitamente non c’è mai nessuno, al di là degli organizzatori e loro conoscenti!
il problema è che manca una relativa domanda: fino eccessiva, come dici tu, per posti che, per carità, vivano in pace, ma parecchio anonimi tipo attimo, piper,berfi’s, ed è su questo che si dovrebbe lavorare, in qualche modo che io ignoro.