TREMMOPROLOGO
Ieri, 11 aprile, giornata d’apertura di Schermi d’Amore, il cinema Filarmonico vede ospiti illustri: trattasi di Lemi e Bretek (o Tremmobretek e Tremmolemi). Prima osservazione: la schermidamore card è molto utile, diciamo che se non la fai sei un masochista. In sostanza è una cosa che fai gratis e che ti dimezza i prezzi… ma allora perché non fate direttamente i prezzi dimezzati senza far la tessera?? Va beh. Io e Lemi siamo previdenti, l’abbiamo già fatta dal web. In realtà le ho stampate entrambe io dal mio bagno (sì lemi, mentre ti scrivevo ero in bagno) col pc collegato alla rete di casa (ma, bretek, l’hai stampato con carta igienica e inchiostro marron?). Ma questo è un dettaglio trascurabile…
Ad ogni modo alla 16 e 15 ci troviamo al Filarmonico, risolviamo le pratiche burocratiche (tessera e biglietto) ed entriamo. Il film è La giusta distanza
di Carlo Mazzacurati. La sala non conta una gran folla, ma non è nemmeno deserta: diciamo che è piena il giusto considerando che il film è italiano, non spettacolare, e rientra in una rassegna tematica ben precisa. L’unica pecca magari è che il pubblico ggiovine è praticamente assente (ovviamente oltre Bretek e Lemi).
TREMMORECENSIONE
Veniamo alla nostra opinione sul film… l’inizio ti localizza, capisci già dove sei. Due case, oltre le quali sta la campagna, la strada stretta e infinita, che costeggia il fiume, la corriera SITA, azzurro tremmopuffo… pianura padana, piena. Manca solo la nebbia, ma poi nel film comparirà anche quella. E proprio la rappresentazione del Veneto pare essere uno dei valori aggiunti della pellicola. Questo panorama piatto, questo spazio infinito e vuoto, queste case solitarie, questo mondo a sè, chiuso dietro le proprie finestre in cui gli abitanti son tutti legati a doppio filo (che, spesso, pare un cappio più che un filo) con tutti gli altri che condividono l’essere nati in quegli ettari quadrati di terreno strappato alla campagna.
E’ la rappresentazione di un apparente non-luogo, privo di tratti distintivi e caratteristici ma che, grazie allo sguardo alieno della macchina da presa, si mostra nella sua tipicità e familiarità a chi, da veneto, guarda il film e non ha mai visto quei luoghi con occhi vergini. Il film si muove tra le personalità degli abitanti, tra chi non sa o non vuol vedere cosa chi sia al di là della nebbia e tra chi quelle nebbie le vuol rischiarare, con un amore interetnico o con un’indagine giornalistica di livello.
Fra le tante, brillanti, soluzioni artistiche, infatti, c’è quella del personaggio narrante, Giovanni, che compare e scompare in alcuni tratti del film e anche qualche soluzione visuale interessante, come il testo delle email che compare e si dissolve. La trama è pressoché semplice e colpisce la svolta noir che, nell’ultimo quarto del film, porta la trama alla sua conclusione.
Giovanni è un ragazzo del paese che ambisce a fare il giornalista e tramite un vero giornalista, scrive articoli di carattere locale in forma anonima su un quotidiano. L’evento destabilizzante, se vogliamo, della vita del paese è l’arrivo della nuova maestra della scuola elementare (Mara), la giovane e meravigliosa (strano?!) Valentina Lodovini, madrina della rassegna, che deve fare da supplente fino a giugno, prima di partire per il Brasile. La ragazza piace un po’ a tutti nel paese, anche a Giovanni, ma soprattutto a due-tre personaggi tipici della società descritta del film (paese, pianura padana, ricordate?): il tabaccaio-imprenditoruncolo che compra tutto, anche la moglie (sì: una ragazza rumena comprata su un catalogo) oltre a macchine, case, barche, etc… il meccanico, tunisino, Hassan, che la osserva ogni sera, e l’autista della corriera sita blu tremmopuffo.
Interessante la figura proprio di Hassan, vero e proprio veneto di domani in quanto vicino, come semplicità di cuore, come delicatezza di modi e per la dedizione alle persone oltre che a san lavoro, ai veri veneti di ieri. Sullo sfondo di questo andare oltre le apparenze si dipana la pellicola, che fa uscire dal cinema riflettendo.
TREMMOEPILOGO
Bravi i protagonisti e imperdibili Natalino Balasso e, in un cameo, un inusuale Valerio Mazzucato, il Bepi del Bepi e Maria Show (e chi non lo conosce peste lo colga!) che parla in italiano perfetto!! Il nostro giudizio sul film, pertanto, è positivo: la descrizione della provincia veneta è perfetta, non manca nulla, la storia è buona, per nulla scontata e con i suoi tempi, il film non è frenetico esattamente come la vita di campagna. Per tanto il consiglio è guardatelo!
E andate a schermi d’amore!!!!
bretek-lemi









“qui una volta era tutta campagna!”
Io l’ho trovato proprio spettacolare. Apprezzabile anche il fatto che per una volta in un film si parla di email e internet mostrando esattamente come funziona in italia e non mostrando le stupide interfacce create ad hoc (vedi c’è posta per te)
Commoventi le citazione felliniane.
Lemi, da te che sei musicista mi aspettavo una parola anche sulla preziosa colonna sonora
Film molto carino.
L’ho visto al Cineforum ed è stata una piacevole scoperta.
Da vedere.
The arab or tunisian song at the party where hassan and his brother in law dances.Does anyone know this song?Thank you