Finalmente a letto col mio pc-libro.
Ho appena spento il Retevisore dopo aver fatto per una sera intera zapping tra un tolksciò sul locale sito-tv www.retecastelsanpietro.vr incentrato sull’uso del fucile in ambito civile o ludico e un documentario storico ambientato all’epoca della Grande Svolta Cerebrale dei primi del secolo.
Questa mattina, come sempre, mi sono alzato alle 7 e, prima di andarmene al lavorovita, ho accompagnato mio figlio Agilulfo alle scuole elementari Flego. L’ho salutato da distante ed ero commosso a vederlo nel suo grembiulino verde mentre mi salutava con la manina e con il consueto "Va’inmona culaton de merda". Che discolo che è… Le prime volte, sarò sincero, c’era un qualcosa nel suo saluto che mi stonava, ma poi mi è stato spiegato che le maestre Stellalpina e Rosacamuna lo usano abitualmente e amichevolmente per iniziare in allegria la giornata con i piccoli e affettuosi padanini.
Sì, perché Agilulfo partecipa tutti i pomeriggi al Palio dei Giovani Padanini dove si esercita al tiro al bersaglio con il fucile, alla compilazione di un conto bancario, alla registrazione di un atto notarile, alle tecniche per evadere e gli viene spiegato tutto ciò che deve sapere sulla sua cittàmondo, Verona.
Ormai sa che il dio Odino, il cognome di quello che per millenni s’è chiamato solo col nome proprio, dio appunto, l’ha posto in questi benedetti chilometri quadrati di sacro terreno per difenderlo da coloro che lo stanno invadendo occupando la città con il loro sudiciume e togliendo posti di lavoro ai veronesi, i barbari villafranchesi, gli extra-murari, coloro che stanno al di la delle padane mura. E, come dicono quei sant’uomini del Sant’uffizio Tradizionalista, è una fortuna che sua Santità l’imperatore Franz Joseph Kinder (tosi) Del Pestrin III°, abbia ripristinato la pena di morte per gli infedeli che adorano il dio Vatican II. Anzi, il venerabile e anziano sacerdote Ruggiero, salito al soglio pontificio veronese col nome di Pio Nelcul II° ha saggiamente reintrodotto l’impalazione per coloro che pregassero in italiano o in villafranchese anzichè nel latinodialettale, come prescritto nel Dictatus Basabanchis e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Curia, che un tempo chiamavano L’Arena.
A volte Agilulfo, quando mi chiede sulla Sacra Storia Padana, tocca vette di ingenuità commoventi, come quando mi domanda se è vero che un tempo c’erano perfino dei "colorati" (li chiama così in quanto, per fortuna, in vita sua non ha mai visto gente con la pelle diversa dal color bisi) che giravano per la città. Si, gli dico, e c’era pieno tanto che i veronesi dei primi del secolo erano costretti a chiudersi in circoli semiclandestini per poter parlare un pò nella lingua dei padri e poter bestemmiar… ehm, glorificare il cielo padano, in dialetto in santa pace.
Gli racconto che ci fu un tempo in cui Verona, quando era ancora un semplice e indifeso suolo amministrativo non ancora circondata dalle nostre altissime e resistenti mura in titanio, era stata conquistata da orde di barbari che, proveniendo da quella babilonia chiamata Italia e che oggi chiamiamo Intantamona, scesero da tutte le parti distruggendo tutto, rubando qualsiasi cosa, mangiando ovunque e portando strane lingue e colori nella nostra grigia città. Si evitò che qualche veronese si accoppiasse con le prostitute straniere per evitare che venissero contagiati dal dna delinquente e malvagio. Capimmo, grazie ad esperti come il noto antropologo Borghezio, che la pioggia, i servizi pubblici intasati, il traffico, lo sporco, la coda negli uffici postali e la cacca molla, erano importati dall’estero ed erano colpa degli stranieri.
Poi venne un liberatore, il capostipite della dinastia imperiale, Flavio I° Lo Sgomberatore che aprì la via al successore, Flavio II° il Nettacessi ma soprattutto a Cuniperto Littorio detto il Boassa. Fu durante il suo regno che venne finalmente vietato criticare la Chiesa Imperante Veronese, il Sacro Imperatore della Pearà, il Sacro Suolo Padano e comunque ogni pensiero o opinione che non fosse dettata dal regio giullare della corte imperiale il Gran Coion Benito Zwirner. Bollato, giustamente, come inutile perdita di tempo sottratta al lavoro e al sudore, venne sancito dall’Editto della Sparasina del 2021. Pochi, all’epoca, protestarono. Nessuno capiva le obiezioni di quella sparuta minoranza di chiassosi vecchi dai capelli e le barbe lunghi (che vennero ben presto messi alla berlina in piazza dei signori a monito dei posteri). In fin dei conti tutti i veronesi, da qualche tempo ormai, avevano un lavoro, chi presso la Guardia Padana Urbana, chi presso uno dei novemila studi di avvocati, chi nel parcheggio Arena sorto sull’ex anfiteatro, chi nel Ministero delle Cagade a palazzo Telenuovo (sorto sulle ceneri dei vecchi studi televisivi) che s’occupava di trovare nuove ed esilaranti uscite ad effetto dell’Imperatore.
Insomma, si stava bene, a ben guardare.
Da quando venne asfaltato l’Adige vennero risolti i problemi di traffico; le tasse vennero abbassate e, togliendo i servizi, finalmente venne reintrodotto il sano principio della sopravvivenza umana che forgiò una nuova razza veronesi de sòca, immuni ad ogni malattia; coloro che non erano veronesi da almeno 5 generazioni vennero cacciati a pedate dal sacro suolo; la città iniziò a splendere del sereno grigio del cielo, solo smog e profumo di gas nell’aria, niente cartacce, niente stranieri, niente più olezzi esotici, niente più facce colorate, niente più delinquenti foresti (solo locali, per carità, che almeno si capisce quel che dicono), niente più fastidiose critiche o dibattiti.
Della libertà di pensiero (retaggio del comunismo illuminista di tre secoli fa) nessuno capì che farsene e nessuno persino si ricordò più a cosa servisse prima.
Ma son cose che non mi riguardano, alla fine.
Ho la mia famiglia, la mia legittima sposa padana Ildebranda, il mio piccolo padanino, la mia casa con le inferriate, le porte blindate e l’allarme, il mio orgogliosamente inquinante Tomare WaCar e il mio adorato lavorovita. Della libertà di pensiero e di opinione, francamente, non so che farmene.
Buona notte.









terribilmente inquietante! ed esilerante..
Però come sono spariti gli immigrati tu ti sei trovato una moglie. Vedi! Ci rubano pure le femmine!
stai diventando sempre più bravo a scrivere…
comincia a pensarci
Lemi come Orwell… o quasi.
Una finestra sul futuro o una finestra da cui buttarsi, fate voi.
Domiz, è reato pensare a una raccolta del meglio di veronablog?
Lemi sei un grande, complimenti. Ola.
Il 13 settembre 2007 mentre scavavano per costruire un nuovo parcheggio sotterraneo in Piassa Erborum et Cocainis fu trovato un sarcofago dentro il quale c’era un’altro sarcofago dentro al quale c’era una teca di plexigas in cui in uno stato di ibernazione giaceva Ola Izquierda più noto come Izmierda Roha che dopo che l’editto di Flavio I° lo Sgomberatore aveva messo al bando le idee alternative al nazileghismus iprofanabilis. Il noto sinistronzus si era fatto congelare in azoto liquido.
Non appena gli Sbadilatori Scaligeri aprirono la teca Ola emerse in tutta la sua potenza, prima di ibernarsi si era automutato il DNA per immortalizzarsi e assumere superpoteri. Appena il sole lo scaldò tirò una enorme scoreggia di colorito rossastro (più potente di quella dello scoiattolo) che spazzò via tutte le conseguenze della Grande Svolta Cerebrale dei primi anni del secolo e tutte le leggi, le opere e le cacate che avevano fatto i veri veronesi de soca dai tempi di Flavio I° in poi comprese le mura di di titanio. L’enorme scoreggione aveva in sè un germe quello della libertà che contaminò i cervelli residui e Verona voltaire pagina e in città tornò la libertà.
emi, non hai proprio un’ostrega da fare eh! beato te…
A volte mi chiedo quali sostanze tu possa usare per scrivere delle cose così.
Io alla storia del padre del piccolo Agilulfo ci credo, mi sembra di vedere tutto attraverso le parole che hai scritto.
Chissà quale terribile destino di degrado ed emarginazione, sarà riservato alla mia barbara famiglia poianota (e non parlo di Poiano…, ndR) …
bella li! mi è piacita un sacco! e complimenti per la fantasia, perchè tutti quei nomi con pluri-senso non son facili da trovare
Complimenti vivissimi, bellissimo post e fantastica creatività.
Bisogna ammettere che,materia prima per sfogare la tua fantasia ne esiste “assai” dalle nostre parti.
Certo è, che ti riesce molto bene e per quel che conta (da un anzianotto e un po rimb……), ti ripeto i complimenti e come dite voi giovin,
Grande Lemi ! Mitico !
Sempre secondo il mio modesto parere, non fermarti,lavoraci…..
…..grandi spazi per migliorare, la stoffa c’è e come… !!!!!!
Ciao / ciao pippo
PS: del tuo scritto mi preoccupa:
“La cacciata a pedate di coloro che non erano veronesi da almeno 5 generazioni”
…..
Sono padano puro, essendo nato sul sacro e grande fiume, ma la mia Veronesità è abbastanza recente !!!
….
Che dite , devo veramente preoccuparmi, o no ????
Grazie a tutti, sul serio ma le cagate mi vengono naturali!
Vi dirò il nome del mio spaccino, allora!:DDDD
“ma le cagate mi vengono naturali!”
Lemi, basta la parola.
Allora si può dire che Alessia Marcuzzi a Lemi in quanto a cagate gli fa una s… (altro che Activia).
Invece Lemi continua la fantastoria falla diventare un libretto che si può provare a pubblicare.
Magari a episodi di fantastoria veronese, quello che hai scritto è molto bello, davvero.
Je suis Falqui!
Ma la Tomare WaCar è tipo la Sanghiong (come ..zzo si scrive) Musso?
L’Emi-sfero sinistro ti funziona bene a quanto pare!!!!
Fantasioso butel…bravo!
solo così per dire: nel 2037 crepiamo tutti… non fare troppi capitoli di questa storia…
Ma, si…

Con un pò di culo forse ci estinguiamo prima, và!