Ok, d’accordo.
Che i telegiornali veronesi arrivino sempre MOLTO dopo sulla notizia e pare non s’accorgano di quello che li circonda, è ormai un dato di fatto.
Basti vedere l’imperdonabile assenza tra le notizie dei VBA 2007.
Ma che la giornalista di Telearena, nel servizio sull’arresto di giovani cerebrolesi di estrema destra che erano soliti riempire il vuoto delle loro vite (e teste) picchiando persone a caso, se ne esca con un sorpreso: "…Verona si scopre razzista e violenta…" mi fa cadere le braccia.
"SI SCOPRE????!?!?!"
Ma questa dove vive?







Ehm, credo marte. O giù di lì.
Mi sembra di essere stato Cassandra al tempo delle elezioni, oggi sono Tiresia.
Ci sono sempre stati lo ammetto, ma oggi gli si para il culo un pò di più.
Alla violenza tolleranza zero.
Cosa c’entra il neonazismo con Verona? Fate di tutta l’erba un fascio come al solito. Nessuna sorpresa in merito. Verona è fondamentalmente democristiana cosa c’entra col razzismo? Per 20 deficienti 250000 persone allora sono razziste? Ma non siamo ridicoli. Il problema è che siamo fin troppo tolleranti con questo demagogico perbenismo. La loro punizione deve essere esemplare. MA ANCHE QUELLA DEGLI ALTRI. Peccato che non sarà così proprio perchè sono italiani. Il razzismo è al contrario E QUANDO DICO QUESTO SONO IO CHE FACCIO LA CASSANDRA. Questo sarà quello che ci attende. Altro fatto di cronaca: Hina la ragazza ammazzata come un animale dai suoi? Oggi il processo? Di quello non si parla qua vero?
Qua si parla di Verona.
Fosse successo qui non si parlerebbe d’altro. E cmq DIOQUANTOODIOIDISCORSISULLARECIPROCITA’
“siamo stronzi ma loro di più”
Andiamo oltre.
“Cosa centra il neonazismo con Verona?”.
Nulla.
Tanto quanto il papa con il vaticano.
Anni ‘70, anni ‘80, anni ‘90…Verona è sempre stata una città con tendenze MOLTO nere. Non è un impressione mia. E’ la storia.
Poi, 20 persone?
Diobon, pensa che sfiga: vince Tosi, fa la carellata in giro per la città e, dietro, solo bandiere di Forza Uova. Iera tuti li, se vede.
Va beh, dai.
E ce ne sarebbe da dire ma non voglio finire come i post chilmetrici e fuori tema sotto elezioni.
Verona democristiana mi vede concorde.
La DC è sempre stata la diga per tenere al centro quell’elettorato destrorso che non voleva schierarsi con Almirante e il suo MSI.
Adesso che non c’è più la barriera, il voto è andato più tranquillamente a destra con i suoi rivoli estremi che colgono sempre tutte le occasioni per farsi notare.
Quando dico “abito a Verona”, la domanda sul razzismo scatta immediata. Mio compito è differenziare la minoranza organizzata dal resto della tranquilla città.
telarina???
ho riso come una scema - e io dove vivevo, che non avevo mai sentito sta espressione per la tele locale..mi scuso per la digressione “easy” - about violenza, mi pare che ci sia e che si respiri, che sia sempre latente, pronta a manifestarsi verbalmente o in gesti o nell’indifferenza
D’accordo.
Però è oggettivo che a verona ci siano sempre state tendenze destrorse. Che la maggior parte di queste siano sempre state assorbite dalla Dc è un dato di fatto che anche a livello nazionale trova riscontro. Ma che sia rimasta, strisciante, una forma di pseudoneonazismodecerebrato, pure è un dato di fatto.
Poi, che una grossa parte dell’elettorato di Tosi non sia un paladino della tolleranza, della multietnicità, del cosmopolitismo, insomma di tutto questo “buonismo” un pò è pure vero, o no?
Certo che parlar di politica nel fumetto di Homer…:-)
OT:
@ stefania: ma dai!!Mai sentito Puliero quando faceva Don Bortolon che si collegava con la tv e chiedeva: “Ma sìo de Teepace? Ah no. De Telarina…”?
Adesso non per alimentare diatribe inutili, ma questa sparata sul “cosa c’entra il razzismo/neonazismo con Verona”, cara Francesca, te la potevi risparmiare. Perchè dai, fa ridere.
E’ come dire “cosa c’entra Bologna con la sinistra”
Son d’accordissimo sul fatto che non tutti sono uguali. Ovvio. Per fortuna.
Ma che Verona sia una delle (se non LA) città più di estrema destra e razzista d’Italia, non ci sono proprio dubbi di sorta eh. Ah, per non parlare della provincia. Anca quela.
Basta girare un po’ per l’Italia. E osservare. Basta anche solo farlo con superficialità. Esempio idiota: le scritte e i simboli sui muri.
Comunque sia non crolliamo come al solito nella polemica. Il punto del post era appunto che, essendo cosa RISAPUTA e non essendo certo la prima volta che capitano eventi simili, è alquanto incredibile che un telegiornale ‘importante’ come TeleArena faccia considerazioni così banali come, appunto, se si fosse scoperta l’acqua calda.
E’ come se un mio amico entrasse in casa mia per l’ennesima volta, ma come se fosse la prima, mi dicesse “cazzo che casa sporca” quando non sono io che smerdo così la casa. E’ un dato di fatto che sia sporca, ma mica mi incazzo.
Ok, lo confesso, questo è un esempio verameeente stupido. Ehehehe.
(Però dai, non andiamo troppo sul serioso, senò l’ennesima cazzata che volevo postare domani non se la caga nessuno! :D)
macche’Lemi ..niente don bortolon ma Puliero resta un must - e poi detto da Homer e’ tutto troppo bello - impegnata tutto il giorno e la sera riunioni - nel blog mi autorizzo a sparare cavolate - leggo le vostre analisi storiche quasi impressionanti, articolate da imberbi trentenni- ah no, Ola mi pare piu’ stagionatiello
Ci sono altre cose che fanno ridere, anzi piangere: il vostro imperterrito strabismo di fronte a queste cose.
analisi piu’ che rispettabili e condivisibli- non ero ironica, bensì ammirata
un libro interessante a riguardo
Letto e riletto.
Un pugno allo stomaco.
Daghe n’ocio, Fra!
@yoshi: grazie per quella recensione- raccapricciante. Altro che favole
Perle ai porci sono stufa.
Amos Spiazzi, il signor italiasociale? Ma elo ancora vivo? E soprattutto: elo nato a Spiazzi (di Caprino)?
Tieni duro Fra! Lemi sta per cedere, io lo so.
sono l’unico qui che non guarda telearena?
Uhm… Per capire meglio cosa voleva dire il servizio forse era il caso di citare qualcosa in più di una frase che così estrapolata può voler dire qualsiasi cosa.
Per il resto sono assolutamente d’accordo con la maggior parte di voi. Il nord-est in generale prova diffidenza (e in alcuni casi vero e proprio razzismo) nei confronti del diverso. E secondo me non è solo un fatto di tradizione cattolica deviata, ma anche una conseguenza del boom economico del dopoguerra. Il cittadino veneto medio si è arrichito, e vede nel nuovo arrivato (che non è necessariamente un delinquente) una minaccia per il proprio benessere.
Che Verona sia di esterma destra o meglio che a Verona di individui perchè non sono persone nere come la pece ce ne sono ben più di 20.
Quello che mi colpisce a parte la battuta su Cassandra tanto io sono Tiresia, è che è un sottobosco che prolifera come i vermi sotto il sasso e poi di tanto in tanto esplode in episodi violenti fini a sè stessi. Mi spiego una cosa è una scazzottata tipo far west una cosa è subdolamente e vigliaccamente colpire persone indifese o in minor numero cosa che ha sempre contraddistinto quelli lì.
Vi faccio un esmpio negli anni 80 a Verona i picchiatori destrorsi di cui il leader indiscusso era tal fu Nicola Pasetto solevano aggredire chi aveva idee diverse con agguati e catene, le rare volte che “the others” si sono organizzati delle bande nere si vedevano solo le chiappe fuggire. Quelli oltre alla violenza uniscono anche un’altra grande dote la viltà.
Che c’entra Tosi lui nulla ma nelle sue fila hanno trovato humus e fertilizzanti coloro che propugnano le idee della Fiamma Tricolore, di FN, di altre forze della destra estrema. Non a caso nella sua lista il secondo più votato è il leader della Fiamma Tricolore. O mi sbaglio anche questa volta.
cazzo, si sa…forse più “nera” di Verona c’è tipo Reggio Calabria. Certo Forza Nuova ha preso meno di Laurella, ma questo perchè i fascisti hanno indirizzato i loro voti altrove. Se tu cerchi verona su youtube la prima cosa che viene fuori sono le varie manifestazioni neofasciste. I neofascisti ci considerano una loro roccaforte, avranno un pò ragione! Basti vedere le brigate gialloblù
Dico la mia, così a cazzo.
Negli anni 80, non so Nicola Pasetto, ma io ricordo solo le grosse mazzate che si davano paninari e metallari.
Verona razzista forse, ma, secondo me più sul “Tolleranza zero” verso extracomunitari che delinquono, verso il modus vivendi zingano, non certo su chi ha la pelle diversa ma è rispettoso delle regole e cerca di integrarsi.
Discorso Brigate Gialloblù? Stendiamo un velo pietoso.
I paninari meritavano di essere picchiati.
(Non che io sia mai stato metallaro)
Io ricordo ero già più grande un epica battaglia sul ponte della Vittoria e zone limitrofe tra le due fazioni che allora erano Bondolari e Cinghios. Mi sbaglio?
Adesso mollo perchè se no sembro un fancazzista che non lavora, però mi pare che stamattina il blog è effervescente.
Ciao a tutti.
Guardate “Pummarò” di Michele Placido a proposito di Verona razzista
io che non sono originaria di verona ed ho fatto l’università a bologna, vi assicuro che i veronesi hanno una pessima fama…..(di essere razzisti, fascisti..)
….e voglio aggiungere che mi fa molto piacre trovare gente, qui, che non mi fa rimpiangere le radici..(salvo qualche sporadico caso)…ciao a tutti
Io studio a Padova dove invece non veniamo affatto considerati così e francamente mi sembrano molto più seri e produttivi quindi credo di più a loro. by sporadico caso
“produttivi”.
La chiave della credibilità, d’altronde.
In Medicina i casi sporadici e infrequenti sono i più interessanti da studiare proprio per le loro peculiarietà, i casi comuni e frequenti sono la routine quotidiana.
Ma vuoi mettere studiare una malattia rara che non si capisce un cazzo che 200 gastriti croniche, che tra l’altro fanno solo venire mal di stomaco. O no?
Una sorta di … Keep Your Friends Close. Keep Your Enemies Closer… vista nel mio caso
L’unico Klose che conosco è l’ex centravanti del Werder Brema ceduto al Bayern, quello che gioca anche nella nazionale tedesca.
A parte la cazzata io non ho nemici per me ogni persona è uguale per la sua individualità per me ovvio che certe sinergie ideologiche sono più naturali, però non ti ho più offeso, ammettilo.
ma ola! ma ti spaventa così tanto l’idea che franz 83 si senta offesa dalle tue parole? Lei che non lesina parole pesanti a nessuno?
Che non ha mai smessi nemmeno per un misero secondo di mazzolare pesantemente. Che crede di avere ragione su tutto. Ma ti ricatta, caro Ola ? Ti aiutiamo se vuoi.
La vedo proprio come capo di un’associazione a delinquere: venite sotto casa mia ad aspettarmi per farmi nera? Ma stiamo scherzando? Spirito vendicativo tipico della sinistra.
Qui non si menano le mani, vorrei anche vedere !!
Qui l’aiuto è solo psicologico. Quelli sono metodi dei tui cugini fascisti.
Le brigate rosse invece facevano attraversare gli anziani per strada vero?
Aiuto psicologico? Ma se qua sono sola come un cane a difendere le mie posizioni! E’ ridicolo! Ma cosa mi tocca sentire! Evidentemente vi faccio seriamente paura caspita grazie!
Le brigate rosse erano un fenomeno isolato, fuori dai partiti.
Menar le mani, piace molto ai destroselli, a cominciare dagli stadi.
Per quanto riguarda la paura, alzi la mano chi ha paura di te.
Semplicemente vorrei il vecchio agguerrito ola, che non pesa le parole, come una suorina, mentre tu le spari grosse
Alè vai coi luoghi comuni a manettaaaa! Ok capito fiato sprecato anzi, mosfet sprecati. Solo perchè non mi sai tenere corda e hai bisogno di rinforzi non devi fare sentire chi il carattere ce l’ha e ha deciso di avere a che fare con le persone in modo molto più decoroso, come se fosse privo di spina dorsale solo per esaudire i tuoi capricci.
Non peso le parole io sono saggio, leggiti l’ultimo commento sul Che gay.
Tra l’altro stasera devo recensire un libro su Cuba e i suoi problemi scritto da uno strafigo professore della Sorbona ha solo 27 anni ed è un mito Salim Lansrani.
Stasera le prime 5 notizie di telarina riguardavano Tosi e quello che dice.
Ma da quando sono diventati l’ufficio stampa del sindaco?
Capaci tutti di fare il giornalista cosi…
E’ sempre stato governativo, anche con zanotto. Certo questa volta avranno deciso che visto il 60% devono esserlo in modo pesante, stile regime.
tornata troppo tardi dalla Frinzi per vedermelo, ad ogni modo penso che l’insofferenza abbia questo effetto…quando c’era Zanotto non potevo sopportare Telearena, guardavo solo la parte dello sport e Bellavite prima del tg al limite
Ah, ok.
Quindi tutto regolare. Oggi pur’io guardo solo sport e bellavite.
http://bloccosocialenazionale.blogspot.com/
Che cosa significa nella collocazione dei deputati nel Parlamento, la distinzione in partiti di “centro destra”, di “centro sinistra”, quando tutti hanno in comune il denominatore «liberismo”? “Destre” e “sinistre” cioè, anche ideologicamente, partono dallo stesso presupposto, considerano la società dallo stesso angolo visuale: quello del liberismo. […] In entrambe le soluzioni il lavoratore è sempre un salariato, un servo, e non può che inchinarsi al volere del capitalista individuo o del capitalista stato.
I moderati, i prudenti, gli arrivisti e i pentiti qualche tempo fa hanno voluto ripudiare e rinnegare tutto, fino ad arrivare a dichiararsi liberali in politica e liberisti in economia. Oggi con il crollo dei regimi marxisti questa fuorviante contrapposizione non esiste più, nella forma e nella sostanza. Tutto si è semplificato. Il liberismo non ha più quelle che venivano definite due facce di una stessa medaglia. Ha una faccia sola, e sta a destra. Poiché quella finta e strumentale «sinistra», che poi tale non era, che si identificava nel socialismo reale e nel liberismo di stato non esiste più.
È finalmente tramontato un drammatico equivoco che è andato avanti per anni ed anni e che ha ingannato e tradito milioni di lavoratori. Liberismo individuale e di stato hanno sempre colluso. Non a caso insieme hanno combattuto l’ultima guerra mondiale contro chi il liberismo voleva abbattere. Ed anche questo noi lo abbiamo dimenticato.
Da una parte i conservatori, i riformisti o gli pseudo riformisti; dall’altra chi vuole veramente cambiare. Non esistono vie di mezzo o compromessi. O da una parte e nel mucchio, o dall’altra.
Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta da sempre, non abbiamo niente da rinnegare o da rivedere. Siamo nella più perfetta continuità storica, ideale e sociale. Una destra esiste, nella tradizione storica del nostro Paese, ed è liberale. Quella che non esiste, invece, è una tradizione di socialismo nazionale auspicata da molti. Un socialismo nazionale che sappia coniugare il sociale con il nazionale. E lo crediamo fermamente perché, nel momento in cui si calpesta ogni senso di solidarietà verso i più poveri e i più deboli; in cui vincono l’usura e l’egoismo più sfrenati; in cui trionfa e dilaga un liberismo cinico e distruttore; in cui consumismo, libero mercato e americanismo calpestano e distruggono identità e dignità nazionale; in cui le distanze tra i ricchi e i poveri si allungano spaventosamente sia necessario che qualcuno si ricordi delle radici e della memoria storica. Ciò lo si fa collocandosi, appunto, in un filone come già detto di socialismo nazionale . In una continuità culturale, ideale e sociale che ci appartiene e che non abbiamo alcuna intenzione di rinnegare. L’Italia e l’Europa non esistono più. C’è uno spazio geografico, un magma indefinito chiamato occidente. E come punto di riferimento è il modello americano. Talmente bello ed affascinante che anche l’ex candidato premier del centrosinistra ne è un estasiato cantore. Come d’altronde il premier del centrodestra. E noi che diciamo? Ci accodiamo a questa visione messianica? Viva il dio danaro, viva l’uomo economico, viva il libero mercato che fa emergere i veri valori fondanti di un vivere comunitario. Non più Nazione ma appendice geografica, occidente appunto. Non più cultura, ma libero mercato. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente che tollera tutto ma non rispetta nulla. Adeguiamoci al pensiero unico di questo occidente in cui niente ha più valore, ma tutto quanto ha un enorme prezzo da pagare.
Ci proponiamo come “truppe di riserva” per l’uomo di Arcore, per poter portare avanti il progetto del pensiero unico. Quello vero. Quello che ci sta portando alla rovina economica e morale.
Dove sta la nostra identità, dove è finito quel progetto di Stato Nazionale del Lavoro?
Nel pensiero unico, nell’americanismo, nel PDL? Prenderne coscienza sarebbe cominciare a rivedere le stelle.
Certo non si può stare nel campo “ liberal-conservatore”. Certo occorre dire se vogliamo alzare altri recinti per difendere il nostro orticello , od invece vogliamo abbattere gli ultimi steccati e mettere in libertà la nostra storia, le nostre radici, per riprendere un discorso interrotto da troppo tempo Noi riteniamo che occorra ricomporre le scissioni del passato.
C’è bisogno di opposizione. Il liberismo italiano, incapace di svolgere normalmente il suo ruolo imprenditoriale, mendicante delle cospicue elemosine di Stato, che crea una classe parassitaria, tenta speculazioni errate, il cui costo viene ribaltato sulle spalle dei lavoratori italiani, con la complicità di organizzazioni sindacali che hanno rinunciato al loro ruolo, ma che in compenso gestiscono i fondi pensione.
Ed allora qui occorre riprendere coscienza delle nostre origini, fare proprio il disagio crescente nella società civile. Occorre tornare a dare dignità al lavoro. In termini paritari rispetto al capitale. In un momento in cui dilaga il “lavoro interinale”, cioè l’uomo dato in affitto come fosse un utensile un mezzo di produzione e non un soggetto attivo della stessa produzione con le sue capacità di inventiva, di immaginazione, di professionalità. Il modello occidentale valuta l’uomo, il lavoratore come un semplice costo. Da abbattere. E quando il lavoro interinale non è sufficiente si può sempre ricorrere alla “delocalizzazione”. Quest’ultimo, termine neutro, per nascondere lo smantellamento di unità produttive ed il loro trasferimento sempre più ad est. Dove il “costo del lavoro” è sempre più basso.
Parlando del lavoro, dell’organizzazione industriale, della composizione del salario, della sicurezza sui luoghi di lavoro, sull’impatto sociale ricadente sul territorio, tutto questo stato di cose cosa comporti è sotto gli occhi di tutti noi.
Da una parte un liberismo finanziario che tende soltanto al massimo profitto e che trova acquiescenza nel potere politico.
In questo stato di cose andrà posizionata la proposta di tornare a parlare di partecipazione attiva dei lavoratori (operai, tecnici, dirigenti) alla vita dell’azienda in cui operano. Il bastone del comando non può essere lasciato al solo capitale. Il quale come ben sappiamo non ha né patria né bandiera e corre là dove il profitto è maggiore. Occorre tutelarci. I nostri territori, le nostre famiglie. Occorre ripristinare un principio di partecipazione attiva. In un momento in cui si cerca di togliere ogni possibilità di scelta, in un momento di falsa democrazia, in cui si chiamano gli elettori a decidere sulle sorti del governo nazionale (negandogli poi in realtà la possibilità di individuare i delegati in quanto scelti dalle segreterie politiche) dobbiamo rivendicare il diritto al “governo” del nostro lavoro, del nostro reale futuro. Dobbiamo avere noi tutti, nelle nostre mani, con responsabilità, lo strumento che non ci faccia soccombere di fronte al mostro liberista.
Occorrerà sancire il principio che quando unità produttive, data la loro dimensione, hanno un impatto sul tessuto sociale del territorio in cui operano, vanno sottratte ad una logica di liberismo privatistico e ricondotte in una logica di interesse collettivo.
In ogni azienda le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno attivamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione - all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori. In alcune imprese ciò potrà avvenire trasformando i Consigli di fabbrica e i Consigli di amministrazione in Consigli di Gestione con la partecipazione di tecnici ed operai. In altre ancora in forma di cooperativa. Si realizza così la socializzazione delle imprese, per poter poi socializzare l’intera economia e, quindi, socializzare lo Stato, che é la formula che si pone in netta antitesi alla attuale burocratizzazione centralista della macchina statuale in tutte le sue strutture e diramazioni.
Base dello Stato, dunque, e suo oggetto primario é il lavoro manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione ed espressione e inteso quale diritto-dovere del cittadino al quale, come concreto riconoscimento di sovranità, deve essere attribuita la proprietà effettiva della moneta della quale dovrà beneficiare direttamente mediante un codice dei redditi sociali; la proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, é garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso l’usura o lo sfruttamento del loro lavoro.
Quello della casa non é soltanto un diritto di proprietà, ma deve essere riconosciuto soprattutto come un diritto alla proprietà. Lo Stato iscrive nel suo programma la creazione di un Ente Nazionale che , allo scopo di agevolare l’acquisto della prima casa da parte delle famiglie italiane, istituisce un fondo sociale con lo scopo specifico di rendere attuabile, attraverso norme semplici, ferree e automatiche ( cioe’ non soggette al vaglio interessato di alcuno), l’acquisto stesso. Il fondo è generato dall’aumento della tassazione per banche ed assicurazioni, nonche’ dalla revisione delle aliquote per i grandi depositi azionari e in titoli -ad es superiore al milione di euro-Il gettito assicurato in un anno sara’ dell’ordine di 4-5 miliardi di € somma con la quale avviare l’azione del fondo stesso. Si pone un tetto dell’ordine di 150mila€ per ciascuna unita’ immobiliare e tale finanziamento sara’ fruibile una sola volta nella vita. Il prestito, vincolato da ipoteca come un normalissimo mutuo, sara’ restituito con il pagamento di una rata pari al 20% dell’importo del reddito del contraente ( es .stipendio 1000€= rata mensile € 200). Il finanziamento sara’ gravato da un tasso d’interesse pari al 2% che servira’ per una parte -minima- a sostenere le spese di organizzazione e di struttura del fondo stesso e creera’ una crescente disponibilita’ finanziaria che gli amministratori del fondo dovranno utilizzare in toto per promuovere opere di edilizia popolare da destinare all’affitto o alla vendita in parti eguali. Per ovviare agli altissimi costi di gestione cui si andrebbe incontro e per evitare che ci possano essere “magheggi” per favorire amici e parenti, propongo che l’attivita’ del fondo si esplichi integralmente on line , cioe’ con la creazione di un sito sul quale compilare tutti i moduli e le notizie in modo dettagliato al fine di poter giungere alla definizione della pratica in modo automatico ed asettico. Il tutto sara’ coordinato da una sede nazionale che predisporra’ materialmente l’erogazione. La proprieta’ sara’ trasferibile ai figli o a terzi e le eventuali plusvalenze saranno tassate in misura del 50%. ( dette plusvalenze andranno sempre a ricadere nel patrimonio del fondo). Nel caso si intenda recedere dal finanziamento si lascia un tempo di 6 mesi per promuovere da parte dell’intestatario la vendita dell’immobile e, al momento del passaggio della proprieta’, il fondo sara’ automaticamente rimborsato delle somme erogate senza costi aggiuntivi.
Si prevede, inoltre, la possibilita’ di sospendere il pagamento delle rate dovute per un periodo pari a 12 mesi nel caso di perdita del lavoro o di ulteriori cause documentate che impediscano ad una famiglia di proseguire con il rimborso. E’ nella finalita’ del fondo lo scopo ulteriore di promuovere la nascita di piccole imprese favorendo i giovani e le capacita’ individuali, destiando a questo scopo le somme percepite dalla locazione dei locali di natura commerciale di cui il fondo diverra’ proprietario.
Sara’ necessario predisporre una “graduatoria” con punteggi che diano una via preferenziale ad anziani, disabili e giovani coppie . Tale graduatoria non dovrà essere manipolabile. E’ altresi’ auspicabile che i gestori del fondo siano per contratto sottoposti ad una accurata analisi patrimoniale annuale -estesa anche ai loro familiari- e, in caso di arricchimenti sospetti e non giustificabili ne sia decretato l’immediato licenziamento e la confisca di tutti i beni posseduti.
E’ compito dello Stato proteggere la popolazione economicamente piu’ fragile dalle speculazioni operate dal libero mercato . A tal fine si demanda allo Stato il compito di regolare i prezzi dei beni di prima necessita’ ( pane, alimenti, benzina, medicinali ) attraverso l’imposizione di un prezzo di stato cui tutti gli operatori economici sono obbligati ad adeguarsi. La concorrenza deve esistere sui beni di lusso e non sui beni primari! Si propone, inoltre, la possibilita’ di detrarre dall’imponibile dichiarato una quota pari al 20% relativa all’acquisto dei beni di prima necessita’.
La scuola di ogni ordine e grado, dalla materna all’università, deve tornare ad essere la struttura portante della società nazionale proiettata verso il terzo millennio in una prospettiva europea e pertanto essa, nei contenuti e negli ordinamenti, dovrà risultare funzionale ad un disegno politico che si deve realizzare attraverso una istituzione educativa che stimoli e favorisca la partecipazione attiva e propositiva di tutte le componenti scolastiche e delle categorie professionali interessate, secondo ruoli e funzioni ben definite.
Lo Stato dovrà promuovere e garantire, anche attraverso un adeguato sostegno economico, lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnologica nonché la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico della Nazione.
La tutela della salute dei cittadini dovrà essere compito primario dello Stato e delle strutture a questo compito demandate. Il popolo deve essere curato ed assistito in maniera sostenibile, mettendo fine alla speculazione sulla sanita’ che arricchisce il sistema che uccide il cittadino. Si necessita di riscrizione dell’elenco dei farmaci salvavita aggiungendo la categoria di quelli utili per la cura delle malattie rare e genetiche. Modificazione della dicitura “aborto terapeutico” con “aborto”. Si necessita , inoltre, di una revisione totale del sistema e delle leggi sanitarie, ritornando ad una sanita’ per l’uomo e non per i dirigenti di azienda, che riconosca anche le terapie mediche non conformi.
Gli immigrati - il cui numero dovrà essere rigidamente programmato anche allo scopo di garantire loro adeguata protezione sociale e condizioni dignitose di vita - al momento della concessione del visto di ingresso, dovranno essere sottoposti a visita medica per accertarne lo stato di salute, onde evitare che siano portatori delle malattie endemiche tipiche dei loro paesi d’origine
Fine essenziale della politica estera lo Stato dovrà essere l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla Storia. Tale politica si adopererà inoltre per la concreta realizzazione di una Comunità europea con la federazione di tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali:
a) rifiuto della subordinazione della grande cultura europea alle subculture disumanizzanti: utilitarismo; economicismo; materialismo positivistico; materialismo dialettico; plutocratismo; clericalismo.
b) ripudio della politica e della logica del mondialismo;
c) rivendicazione dell’autonomia politica e militare dell’Europa come nazione cosciente della sua missione storica. Con questo preambolo si intende porre le basi per la creazione dello Stato nazionale del lavoro, sia come integrazione nelle istituzioni delle specifiche competenze tecnico-artistico-professionali, sia come riconoscimento del valore dell’umanesimo del lavoro, della scienza, della tecnica e della cultura.
d)superamento delle limitazioni all’autonomia di governo imposte all’Italia all’indomani della sottoscrizione del trattato di resa agli anglo-americani.
e) abolizione del finanziamento pubblico alle organizzazioni sindacali e applicazione dell’articolo costituzionale inerente alal registrazione dei sindacati stessi.
PUNTI CARDINE:
Essere il riferimento di una nuova via politica, allargando l’orizzonte a tutte le forze sociali del paese ed a quelle che hanno voglia di un vero cambiamento.
Svolta anti-liberal capitalista del partito.
Nessun accordo elettorale con il PDL a livello nazionale.
Studio di una nuova politica interna ed estera per lo Stato italiano.
La Destra come partito contro ogni tipo di casta.
La Destra come partito dei lavoratori italiani
La Destra come partito nazionale italiano che veda al cambiamento dell’Europa prendendo contatto con le realtà europea di destra sociale.
Avviamento di uno studio di programma politico sociale per un nuovo concetto di Stato.
La Destra come partito della legalità, della giustizia, dell’ordine sociale, della solidarietà nazionale e del bene collettivo.
La Destra contro la globalizzazione, contro il Trattato di Lisbona e questa UE, contro l’usura, contro la massoneria, contro ogni tipo di criminalità organizzata e contro il liberismo.
BLOCCO SOCIALE NAZIONALE
Puschiavo traditore!
Un fascista non può mai e poi mai star con i leghisti che non vogliono l’unità d’Italia!