19 Dicembre 2006, 20:58

Da storie di vita vissuta all’interno della Frinzi: come contrastare gli occupanti invisibili dei posti silenziosi dell’emeroteca.

Cavolo, bella l’Università di Verona! Come strutture intendo… perché poi io studio a Bologna. La mensa è grande e si mangia bene. C’è il giardinetto col prato inglese tagliato con cura. E pure il negozio con le felpe stile Harvard o Yale. E c’è la Frinzi. Bella la Frinzi! Grande, quasi immensa. Alta, dai sotterranei alla piccionaia. Peccato che lassù ai piani alti sia impossibile studiare, con la gente che gioca a carte. E al piano terra c’è un via vai di gente che è fonte di distrazione perenne. L’unico rifugio per chi ha esami imminenti è là in basso, in emeroteca. I posti sono pochi e molto ambiti e, se hai il portatile, le prese elettriche sono solo quattro. (Sì, sembrano tante. Ma è solo un’illusione. Perché sono tutte rotte. Tutte a parte quattro, appunto.) E quindi gli studenti volenterosi di apprendere, alle prese con gli imminenti esami di Citologia o Filosofia si apprestano fuori dalla Frinzi alle otto, alle sette e tre quarti… e all’apertura della biblioteca si fiondano a conquistare importanti territori.

Ma che bravi! Eh, ma il mondo è pieno di furbi. E c’è sempre chi preferisce dormire fino alle dieci, arrivare comodamente alle dieci e mezza e trovarsi il posto già prenotato dall’amico mattiniero. Gli amici mattinieri sono figure che mi stanno molto sulle scatole. Arrivano presto, aprono lo zaino e zac! Quattro fogli su un posto! Zac! Blocchetto sull’altro! Zac! Penna e paio di occhiali sul terzo! Tre posti occupati. Va bè, mi dico sempre speranzosa: scommetto che gli invisibili occupanti arriveranno tutti nel giro di un quarto d’ora rispettando così la regola, stampata e appesa ovunque ma ignorata dai più, il posto lasciato libero per venti minuti è da intendersi non più occupato. Invece no! Arrivano come minimo dopo due ore, oppure non arrivano proprio e l’amico mattiniero, gentilmente, cede il posto al vecchio compagno di liceo con cui comincia a conversare con una fastidiosa voce strozzata (per non disturbare, chiaramente).

Il mio sogno è il materializzarsi di una forza coercitiva, un bibliotecario malvagio che passi continuamente a scandaglio ogni centimetro della Frinzi, ponendo bombe ad orologeria sul blocchetto o libretto tieni-posto che, se non disattivate nei famosi venti minuti, esplodano con silenziose deflagrazioni lasciando libero il posto a chi di diritto. Nel frattempo mi limito a lanciare occhiate piene di odio o al limite, a spostare il blocchetto-libretto e aspettare con ansia il passaggio dei venti minuti e, trascorsi questi, a pregustarmi l’arrivo dell’invisibile occupante. Che invece è a lezione, o a pranzo o più semplicemente a letto. E non arriva. Mai.

Frinzi: posti riservati ore 8:29Un giorno decisi di sfruttare la mattina per compiere una interessante analisi sociologica. Arrivai puntuale alle otto e qualche minuto, pronta per entrare e conquistare una delle quattro prese elettriche funzionanti di cui sopra. Il mio tavolo aveva sei posti di cui due riservati ai disabili. Presi posto e attesi. Ecco i risultati: Alle otto e mezza arriva una tipa, apre lo zaino e con agilità e rapidi zac-zac occupa tre posti. E uno, fortunatamente, è il suo. La tipa ha anche il buon cuore di chiedermi se, per caso, il posto vicino al mio non fosse occupato, prima di zac! schiaffarci sopra il blocchetto. I posti riservati vengono, gentilmente, lasciati liberi. 

Frinzi: posti riservati ore 9:15Alle otto e trentacinque la tipa se ne va lasciando il posto strategicamente occupato. Poi torna per qualcosa come trenta secondi tra le otto e quarantadue e le otto e quarantatre! E se ne va via di nuovo, per tornare poi alle nove e due minuti. Alle nove e un quarto, cioè dopo aver tenuto il posto occupato per tre quarti d’ora esatti, arriva la seconda tipa.

Frinzi: posti riservati ore 10:30Ma la situazione dura solo fino alle nove e mezza quando, probabilmente stanche di studiare, le due tipe vanno a prendersi un caffè lasciando, come sempre, i posti virtualmente occupati. La tipa 2 tornerà dopo mezz’ora, alle dieci e quattro, mentre la prima attenderà fino alle dieci e mezza (cioè dopo aver tenuto il posto occupato per un’ora) portandosi dietro un tipo che, dopo due ore di occupazione invisibile, prende posto a mio fianco.  A quel punto considerai terminata la mia indagine. E pensai alla soluzione.

Disco orario universitarioEd eccola: Se anche voi siete ossessionati dagli amici mattinieri e dagli occupanti invisibili, che siate universitari veronesi, bolognesi o padovani, stampate il comodo disco orario universitario e cominciate ad usarlo. E poi, armati di senso civico, donatelo agli amici mattinieri e agli occupanti folli, magari con un bigliettino di natale. Grazie al disco orario universitario FINALMENTE potremo sapere se questi dannati venti minuti sono trascorsi e occupare gioiosamente lo spazio silenzioso delle biblioteche universitarie!

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4 commenti
  1. Quando frequentavo la biblioteca di Medicina (come si chiamava?), mi sedevo nei posti occupati da foglietti o penne, nonostante le recriminazione degli amici occupanti… e me ne stavo lì tranquilla anche delle ore…sarò risultata un po’ str…za?! :-P

  2. grandissima verdeanita!!!
    la biblioteca di medicina è la meneghetti

  3. dai… se avessi bisogno, ma non ho mai studiato in biblio… ho una casa, terrei d’occhio il posto, se dopo 15 minuti non si libera mi ci siedo. se ci sono problemi, pacche!

  4. Bellissimo Post!
    Mi ha ricordato la sala Bunker alla Statale di Milano.
    Tutto tranne che studiare!

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