06 Agosto 2006, 15:40

Green FlyAppunti sparsi sul miglior festival veronese.

Prima serata

Il primo giorno di Green Fly l’ho vissuto solo tramite i racconti di parenti (fratello) e amici/he, e si può riassumere così (mixando pensieri altrui): Aidoru due palle o divertenti o non male, Franklin Delano bravi o schifo o interessanti, Disco Drive bravi ma 20 minuti e tempo di merda. La serata invece credo si possa ben riassumere con un "bel tempo di merda".

Seconda serata

Arrivo che i veronesi Sunset Boulevard stanno già suonando, ma da poco poco poco.
Il genere non è proprio il mio pane quotidiano (si sa, io sono quello che ascolta le canzonette da fighetta, quelle che si possono sentire durante un bacio tra Seth Cohen e Summer Roberts e un funerale californiano), ma i tre giuovani lo suonano da dio.
Di che genere sto parlando? Il genere suonato dai Rapture, per intenderci, visto che i Sunset Boulevard me li hanno ricordati più e più volte. Se aggiungiamo il fatto che durante il set hanno avuto svariati problemi tecnici (la batteria che godeva di vita propria, spostandosi per il palco…), chapeau.

Nemmeno Bugo musicalmente è proprio quello che si dice "la roba che ghe piase a dietnam", però sul palco è un intrattenitore nato, e ho quindi compensato con le risate+lacrime quello che non m’è piaciuto delle canzoni. E l’80% della gente era lì per lui. E il bassista aveva un basso con due corde, me spiego???

Erlend Oye e il suo nuovo progetto "The Whitest Boy Alive" invece m’hanno massacrato le palle in maniera indegna.
Immaginatevi: un batterista che suona come una drum machine, e non tanto per la precisione (che c’era, comunque), ma per la fantasia (stesso ritmo dall’inizio alla fine del concerto), un tastierista preso direttamente da un porno anni ‘70, con tanto di baffo, un bassista inutile, e il rosso dei Kings of Convenience con quella voce che nei KoC salvo volentieri, ma che qui ha solo contribuito alla distruzione totale dei miei coglioni. Su disco vagamente carino in qualche pezzo, dal vivo buuuu.

Terza serata

Aprono i veronesi Ancher, dove suona il fratello della morosa del nostro ex batterista, il batterista dellaltro gruppo del nostro chitarrista e un chitarrista altissimo, giovanissimo e decisamente "un bel butel". Uno strumentale inframmezzato (si scrive così?) da un paio di pezzi canticchiati. Anche qui siamo lontani dal "mio" genere, ma mi son piaciuti un bel po’ e infatti ho portato a casa il dischetto. Magari domani edito il post inserendo un loro mp3.

A seguire i bellunesi Non Voglio Che Clara, che non sono proprio il gruppo giusto se avete intenzione di muovere i culi e scatenarvi, ma sanno essere raffinati, intensi ed emozionanti, per chi ama il genere (pop d’autore)… E il quartetto d’archi è stato un piacevole extra. Se aggiungiamo il fatto che nel loro disco canta anche la regina dell’indie, aka "Syria", ci siamo capiti!

Conclusione (degna conclusione, direi) del festival affidata ai niuiorchesitecsani Calla di Aurelio Valle (che è il sosia di un mio amico, ma lasciamo perdere…).
Iniziano con "Initiate" ed è già il paradiso.
Sarò di parte, ma l’ultimo disco dei Calla, "Collisions" è una delle migliori cose degli ultimi anni: pop come piace a me, con i chitarroni, la voce stupenda di Valle su tutto, e un mare di parole splendide.
Insomma, erano in tre sul palco ma a volte sembravano in 300, con quella cazzo di chitarra che non è descrivibile a parole.
Tutti vestiti di nero, son pure tornati per un paio di bis, acclamati dal grandi e piccini, ragazze e ragazzi, e pure dai cani.
Psichedelia, pop, ritornelli da cantare, e ancora psichedelia a iosa.

Green Fly uber alles.
Romano Dal Colle e Ilaria Mirandola… Un monumento, please!

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2 commenti
  1. I Calla avevano delle stupende evoluzioni di batteria, secondo me. C’è questa cosa che gli americano sanno fare molto molto bene ed è tenere in piedi uno show… non so, a volte dipende semplicemente dal fatto che non c’è mai un momento di vuoto nei loro concerti… c’è sempre una nota di sottofondo che tiene coinvolta la gente. CMQ il mio gruppo italo-newyorkese per me è un altro, i Blond Red Head. W l’Orange County!

  2. concordo coll’amico dietnam sul greenfly
    io ho visto e goduto le ultime due serate ma i calla mi hanno impressionati,bravi e intensi a mio vedere anche con tributi a certo dark tedesco ottantiano, come confermatomi da vecchi darkoni del tempo che fu che erano li in massa,persi tra i..vecchiardi..gran gruppo, da solo giustifica il green fly, che ho goduto molto comunque

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