
Sono appena tornato dalla proiezione pubblica, avvenuta in Cortile mercato vecchio, di Nazirock, il documentario di Claudio Lazzaro sull’estrema destra vista partendo dalle band nazistoidi o, come preferiscono chiamarsi, socialisti nazionalisti.
Ero passato velocemente dall’università, stamattina, dove è avvenuta la prima delle tre proiezioni veronesi. Pensavo utilizzassero l’aula magna ma non ce ne sarebbe stato bisogno perchè non è stata riempita nemmeno l’aula T.4. Non molti studenti anche se, da quel che ho saputo in seguito, il dibattito che ne è seguito è stato vivace ed interessante. Presente, tra gli altri, anche Emanuele Del Medico, l’autore dell’interessantissimo "All’estrema destra del padre", testo che tratta, in un capitolo, proprio del cosidetto paradigma veronese: lega, estrema destra e tradizionalismo cattolico.
Nel pomeriggio seconda proiezione al Maffei ma nemmeno lì, stando a quel che ha detto il regista stasera, l’affluenza è stata alta.
Intendiamoci, grossi numeri da far girar la testa nemmeno stasera ma certamente un discreto pubblico per un film che, non fosse stato per la sorte del povero Nicola, probabilmente non avrebbe trovato posto in questa città. Uso il condizionale perchè non so con quanto tempo di anticipo fosse stata programmata la proiezione (addirittura le proiezioni) ma l’impressione è stata quella di uno spazio "gentilmente" concesso dal Comune perchè "di questi tempi meglio non esagerare ed è preferibile mantenere un basso profilo". Fosse stato proiettato un mese fa, forse qualcuno avrebbe avuto qualcosa da ridire e forse qualche testa calda un giro l’avrebbe fatto volentieri. Peccato che serva la morte di un butel…
O forse, a ripensarci, non avrebbero fatto nulla lo stesso le teste vuote.
Perchè non so ai veronesi, al di là dei soliti che vedo sempre alle manifestazioni, alle conferenze, ai dibattiti, alla festa dei popoli* etc…, quanto interessi.
Infatti del film, peraltro ben fatto e di cui ne consiglio la visione, mi ha colpito una cosa che è successa al film e che, se fosse stato possibile riprenderla, sarebbe stata un ottimo "contenuto extra", un meta-documentario: al termine del filmato, dopo aver sentito giovani che negano o ignorano che siano mai esistiti i campi di concentramento o la barbarie nazista, il regista ha scelto di concludere proprio con i filmati d’epoca che testimoniano la realtà dei fatti e lo ha fatto abbassando sempre più il volume della colonna sonora fino al silenzio.
Ebbene, sopra il silenzio prodotto dalle immagini di morte, di sterminio e di torture si inserivano magistralmente, e di prepotenza, la musica alta del baretto e le ciacole spensierate dei ragazzi seduti ai tavoli, per niente coinvolti dalle scene strazianti a pochi metri da loro.
A volte lo stridore del contrasto di due cose, l’avvicinare situazioni opposte, la discrasia involontaria tra ciò che si vede e ciò che si sente, ci dice molto più di quanto immaginiamo o vorremmo sapere.
Disarmante, nella sua verità, l’intervento di una professoressa che si chiedeva dove fossero,a parte i soliti di cui sopra, i giovani di Verona.
Lì, al baretto.
* A proposito, dal momento che siamo in pochi, qualcuno mi spiega l’utilità di fare 2 manifestazioni sabato anzichè una?











